Mondi distanti

Camminare nel centro storico di Firenze ti permette di entrare in contatto con le più diverse etnie e culture internazionali. Tutti i cinque continenti hanno almeno un loro rappresentante in città sotto forma di turista, commerciante o semplice residente. Una quantità smisurata di persone tra le quali risulta spesso difficile persino riconoscere l’amico di una vita o anche solo un familiare. Eppure, tra migliaia di individui, quel giorno ci siamo riconosciuti dai lati opposti della strada così anonimi per gli altri ma rilevanti per noi stessi.
Un’amicizia nata nei due mesi passati a lavorare nei vigneti durante il periodo della vendemmia, due giovani ragazzi con poco in comune ma allo stesso tempo con tanto da condividere. La passione per il calcio ci univa, io tifoso della Fiorentina e tu dell’Arsenal, squadra inglese di cui anch’io ero simpatizzante. Sorrido ancora quando ripenso allo stupore sul tuo volto mentre ti mostravo il portachiavi della tua squadra del cuore che avevo comprato durante un viaggio a Londra. Mi raccontavi di quanto amavi quella città e l’Inghilterra e di quanto ti mancassero gli amici che eri stato costretto ad abbandonare quando eri stato espulso perché clandestino. La Francia non ti aveva riservato un trattamento migliore, volevano rispedirti nel tuo Paese, l’Eritrea, ma non vi era futuro lì e tu sognavi di nuovo Londra, dicevi che ormai era quella la tua casa. Hai chiesto asilo politico in Italia e ti è stato concesso, così hai viaggiato per tutta la penisola in cerca di lavoro per mantenerti fino a raggiungere quella piccola fattoria di periferia dove ci eravamo conosciuti.

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Quel giorno ai piedi dell’entrata del treno diretto verso l’università presi la decisione di fare una passeggiata per il centro. Mai avrei pensato che una scelta così insignificante mi avrebbe portato a incontrarti di nuovo dopo un anno e mezzo che c’eravamo salutati quando eri ripartito da Firenze in cerca di altro lavoro. Mi offristi un caffè ed io non riuscii in nessun modo a farti cambiare idea e così accettai l’offerta, ricordo che fui soltanto capace di dire “la prossima volta offro io” ma ero consapevole che non ci saremmo mai più rivisti. Sono passati ormai cinque anni da quel giorno e anche se resteremo mondi distanti, conserverò per sempre il ricordo del nostro incontro.

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